Comunità Next - il quotidiano

17 luglio 2017

Il bellissimo film “La giusta causa “.

"Non confondete la verità con le opinioni, soprattutto quando le opinioni sono le vostre".Platone.

Da un romanzo di John Katzenbach.La storia parte subito in maniera forte mostrando un giovane nero di Ochopee, paesino della Florida, che è stato accusato di aver stuprato e poi brutalmente ucciso una povera ragazzina bianca. Dopo essere stato velocemente incarcerato, il film fa fare un balzo in avanti di otto anni, quando il povero Bobby Earl sta per essere condannato a morte. Interviene però il noto professore di Harvard Paul Armstrong, che ha il volto di uno Sean Connery un po’ spaesato sulla scena, che dopo essere stato convinto da sua moglie si rimette di impegno a guardare le carte del processo temendo che il ragazzo sia stato vittima di prove labili e forti pregiudizi. Il professore tornerà quindi a Ochopee e si scontrerà con la polizia locale, l’agente di colore Tanny Brown e il bianco Wilcox. I due sono i responsabili della cattura e dell’imprigionamento di Bobby e non sono disposti a smuoversi dal loro pregiudizio che quel ragazzo sia il vero colpevole. Riguardo la narrazione della trama preferisco fermarmi qui per non spoilerare troppo. Vorrei tornare invece al tema iniziale. In questo film thriller si scontrano da una parte i pregiudizi negativi dei poliziotti e sembra brillare di luce di santità Sean Connery, perché non solo si batte da solo per il giovane, ma anche perché è contro la pena di morte. A ben guardare però il professore è guidato anche lui da un pregiudizio, anche se positivo. Infatti, dopo poco reputa il ragazzo innocente e crede a tutte le sue confessioni. I due fronti di opposti pregiudizi finiranno per scontrarsi nel corso della storia e si scoprirà che la verità non si fa imprigionare da nessun pregiudizio, positivo o negativo che sia.Un insegnamento ci si porta a casa guardando questa pellicola: il pregiudizio è per sua essenza parziale, mentre la strada verso la conoscenza è segnata da continue domande piuttosto che continue auto-verifiche sul fatto che quel che si era già pensato era giusto. In fondo Platone ci aveva ammonito dicendo: “Non confondete la verità con le opinioni, soprattutto quando le opinioni sono le vostre”.

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