Comunità Next - il quotidiano

23 ottobre 2017

UNA PROPOSTA DI DIALOGO DA SPERANZA A RENZI PER IL CERINO IN MANO.

di Sergio Bindi

Roma 23
Non credo che il leader del Mpd Roberto Speranza abbia avanzato la proposta di dialogo a Renzi nella convinzione di giungere ad un risultato positivo. Proprio no perchè le due condizioni che ha posto per un incontro subito sono inaccettabili per il segretario dem. Che ,non a caso , ha detto un secco no alla prima, ossia alle modifiche della legge elettorale approvata dalla Camera d ora all’esame del Senato . Sulla seconda – modifiche alla legge di bilancio e “alle politiche sbagliate di questi anni” – Renzi non è stato categorigo, non ha detto “non si tocca” come sulla riforma elettorale, limitandosi ad accettare un confronto sulla manovra economica,ma, nel contempo – rivendicando proprio quanto fatto ache sul terreno economica dal suo governo e da quello Gentiloni, esaltando quel Jobs Act che progressisti-democratici vorrebbero profondamente cambiare.
Il leader dem, probabilmente, non ha risposto picche su tutta la linea anche perchè all’interno del suo partito non solo la minoranza, ma ache un big della maggioranza come il ministro Franceschini hannno salutato con favore l’apertura di Speranza .Che ha motivato la sua offerta di dialogo, sostenendo che ” non è Renzi il nemico. Tra noi non c’è alcun problema personale , ma di linea politica ” ” C’è – ha specificato- da riparare la frattura con gli studenti, gli insegnanti, i lavoratori…con una politica di radicale discontinuità”.
Non mi pare che il big degli ex-scissionisti sia stato leggero nelle richieste per un dialogo che ha rilevato si rende necessario anche perchè “la destra ovunque è fortissima e nessuno di noi può far finta di niente.Io di certo non voglio.” Da qui la sfida a Renzi, all’incontro anche subito, anche oggi , cioè prima che al Senato si inizi a discutere la legge elettorale.
Considerate che Speranza ha fatto la sua apertura al dialogo prima di conoscere i risultati dei referendum in Lombardia e Veneto ( 38-39%, 57,2 quando, ad esempio nelle ultime elezioni regionali in Emiia Romagna,votò appena il 35,7% ) dove il centro-destra s’è mostrato in grande spolvero nonostante il ministro Martina, vice-segretario Pd, avesse fatto campagna per l’astensione , soprattutto in Lombardia .Acquista, quindi, ancor maggior significato quanto aveva detto in un’ampia intervista :”Se si tratta di discuetere di cambiare la legge elettorale e la legge di bilncio sono disponibile ad incontrare chiunque: Lui è disponibile ?” Lui, ovviamente, è Renzi. Prima , nel lanciare la sfida,aveva anche detto: ” E’ l’ultima occasione per capire se il filo si è definitivamente spezzato o si può ancora riannodare:”
Mi sembra, quindi, evidente che Speranza abbia fatto una mossa molto tattica, sapendo che Renzi non solo non intende cambiare la legge elettorale, sulla quale ha addirittura atto mettere la fiducia al governo nell’aula di Montecitorio , ma difficilmente potrà accettare di modificare, ad esempio, il Job Act che ritiene un suo gioiello ?
Il risultato sarebbe che quel filo spezzato non si riannoderebbe in vista di una consultazione elettorale, dove il centrodestra si può presentare unito , e la responsabilità i democratici-progressisti la attribuirebbero al “cattivo” Renzi .Certo, le condizioni poste per l’incontro sono state ampie perchè in una trattativa si può, poi, cedere un pò e se il leader dem accettasse anche la metà delle richieste sarebbe già un seccesso per gli ex-scissionisti , ma questo mi pare una chimera e già Renzi è stato categorigo su un punto fondamentale : la legge elettorale non si tocca.
C’è,inoltre, da considerare che l’ex-premier sa benissimo che se facesse un accordo con i Bersani ed i D’Alema ( suo acerrismo nemico difeso a spada tratta da Speranza..) e, di conseguenza ,anche con Sinistra italiana perderebbe voti al centro, dove spera ,oltretutto, di trovare alleati “sicuri” ad iniziare dai Casini ,dagli Alfano e da quel che resta di Scelta Civica. giocando tutto sull’opzione B delle elezioni : la grande coaolizione con una Forza Italia rilanciata da Berlusconi che potrebbe portarsi dietro i leghisti, desiderosi di andare al governo, se il centrodestra non raggiungesse , come indicano oggi i sondaggi (ma domani coi voti reali chissà?)il fatidico 40% nel proporzionale alla Camera , al Senato e, contemporaneamente, la maggioranza nei collegi uninominali del Senato.
Il fatto è che Renzi, assolto l’impegno di rottamare soprattutto i big ex-comunisti , sa bene che in Italia come in Europa non si vince a sinistra: Cosi’ ha iniziato a fare un simil-populista per attrarre anche voti dai 5 Stelle e persino dall’ moderata sia in quella cche diserta le urne , ma teme gli immigrati e vede con simpatia l’operato del Ministro Minniti, sia quella ( soprattutto di parte cattolica) sconcertata dall’aggressività di Salvini e dalla sua continua polemica nei confronti di Papa Francesco.Si tratta di un opposto elettorato, uno anti-immigrati, uno a favore dell’accoglienza sia pure con la dovuta cautela e secondo regole certe, ma Renzi è bravo su questo fronte-bidirezionale come dimostrà quando prese io 40% nelle “europee”, tesoretto di voti poi dissipato da un’errata comunicazione e d un eccesso di protagonismo.
Ovviamente in politica tutto può accadere, l’ha confermato Trump sconfiggendo la Clinton per la Casa Bianca, ma sarebbe clamoroso rivedere nello stesso partito Matteo Renzi, Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. Tra qualche giorno , con il sì (probabile) ed il no del Senato sulla legge elettorali sapremo la verità.

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